Cosa sono gli ETF e come usarli per investire

Marilena
January 11th, 2021

Il settore degli investimenti per privati si caratterizza per una notevole eterogeneità, anche per merito delle chance messe a disposizione dall’internet banking. Nel novero dei prodotti finanziari che in questo momento storico suscitano il maggiore interesse ci sono di sicuro gli ETF. Di che cosa si stratta?

Essi consistono in forme di risparmio collettivo gestito passive: in termini più semplice, vuol dire che riproducono sotto tutti i punti di vista l’andamento di un particolare mercato, di un certo indice o di una specifica materia prima.

etf piattaforma etoroI benefici offerti dai fondi di investimento di questo tipo sono molteplici, anche perché essi permettono di ridurre in modo significativo le spese di gestione. Al tempo stesso, l’andamento che si ha è uguale all’andamento del mercato a cui si fa riferimento. Tali caratteristiche sono di notevole importanza: infatti, a parità di condizioni è possibile godere di rendimenti più elevati di quelli assicurati da altri investimenti bancari.

Il costo degli ETF, in particolare, è più basso rispetto a quello dei fondi a gestione attiva. Ecco perché investire in ETF è conveniente, fermo restando che prima di farlo è necessario capire dove si comprano e in che modo funzionano. È utile sapere, inoltre, che tipo di tassazione viene applicata e quale guadagno si può ottenere, anche per cogliere i benefici offerti in confronto a forme di investimento simili. Inizia subito a negoziare sugli ETF di eToro.

Che cosa è un ETF

Gli ETF possono essere definiti come dei fondi a gestione passiva che, in virtù della loro composizione, rispecchiano in maniera pedissequa l’andamento della quotazione di un certo indice o di una particolare materia prima: è quello che in gergo tecnico viene indicato come benchmark.

Se per i fondi comuni a gestione attiva ci sono dei gestori che individuano i titoli che pensano possano essere più convenienti e puntano su di essi, nel caso degli ETF si ha a che fare semplicemente con la replica di quanto si verifica in uno specifico mercato. Proprio per tale peculiarità, gli ETF sono soluzioni convenienti tanto per coloro che li comprano quanto per coloro che li gestiscono.

Entrando più nel dettaglio, chi acquista un ETF non deve gestire il patrimonio, in quanto pensano a tutto i sistemi grazie a cui la composizione del portafoglio viene automatizzata. Al tempo stesso, non c’è neppure bisogno di strumenti di analisi avanzata né occorrono degli analisti. Questo è il concetto alla base di un fondo a gestione passiva.

La sola incombenza è quella di fare in modo che siano mantenute le proporzioni di titoli in grado di replicare l’andamento di quell’indice. Sul mercato italiano attualmente sono disponibili varie tipologie di ETF, il cui andamento può essere legato

  • A materie prime energetiche

  • A materie prime non energetiche

  • A indici.

Nel novero delle materie prime energetiche ci sono il petrolio e il gas naturale; per quanto riguarda le materie prime non energetiche, invece, si spazia dai metalli industriali ai metalli preziosi, senza dimenticare le terre rare e molte altre tipologie di materia prima a uso industriale. Infine ci sono gli indici, che non è detto siano per forza borsistici: si può trattare di indici di tipologia differente, ma comunque su mercati regolamentati.

etf etoro indiciCome appare evidente, pertanto, attraverso gli ETF si ha la possibilità di accedere a un assortimento molto ampio di strumenti. Essi vengono ritenuti più interessanti rispetto ai fondi a gestione attiva che in genere vengono raccomandati dagli istituti di credito.

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Gli ETF a gestione passiva e le differenze con i fondi a gestione attiva

I fondi a gestione attiva vengono concepiti con lo scopo di battere, tramite specifiche operazioni che vengono eseguite da un gestore, il benchmark di riferimento, che nella maggior parte dei casi è un indice di borsa. Sono diversi, però, gli inconvenienti correlati ai fondi a gestione attiva:

  • Le loro prestazioni sono peggiori

  • La liquidità è inferiore

  • I costi di gestione sono più elevati.

Insomma, dal confronto con gli ETF a gestione passiva, i fondi a gestione attiva escono perdenti. Nello specifico, dal momento che la maggior parte dei fondi non risulta quotata in borsa non è possibile effettuare scambi rapidi. Viceversa è possibile acquistare e vendere gli ETF in tempi piuttosto brevi, il che vuol dire che anche per disinvestire non si è costretti a sopportare lunghe attese.

I fondi a gestione attiva, inoltre, presuppongono dei costi di gestione decisamente più consistenti se rapportati a quelli degli ETF in quanto è necessario retribuire la società di gestione che si occupa di investire attivamente il denaro per conto del cliente: non si tratta solo di copiare il benchmark. In più, anche le banche e i promotori finanziari che promuovono i fondi attivi – in sostanza, la struttura di vendita – devono essere pagati.

Proseguendo nella disamina dei potenziali difetti che caratterizzano i fondi a gestione attiva, poi, non si può fare a meno di notare che il 90% di essi non batte il benchmark. Infine, i gestori assumono delle decisioni del tutto discrezionali, su cui i clienti non possono esercitare alcun controllo: una situazione poco trasparente. Con gli ETF, invece, si può sapere con certezza in che modo il denaro verrà investito. Prova ad investire in ETF con la piattaforma di eToro. (clicca qui)

Tutti i benefici offerti dagli ETF

Come si può intuire, dunque, investire in ETF vuol dire poter contare su una serie di vantaggi importanti rispetto a quel che avviene se ci si affida a forme di investimento diverse e più diretti:

  • Si beneficia di una differenziazione interessante

  • È possibile investire su mercati a cui altrimenti non si potrebbe avere accesso

  • È possibile intervenire interamente su un indice.

La differenziazione, in particolare, riguarda gli ETF che fanno riferimento a indici borsistici: non ci sono rischi di complicazioni o di incappare in problemi tecnici. È sufficiente comprare le quote a cui si è interessati, e a quel punto l’indice sarà rappresentato dal sistema ETF in funzione dei rapporti di capitale delle varie società quotate.

L’opportunità di investire su mercati non accessibili altrimenti, invece, riguarda specialmente coloro che non hanno a disposizione capitali molto elevati. In giurisdizioni diverse dalla nostra, infatti, è facile imbattersi in ETF il cui indice di base sia rappresentato dal mercato indiano o da quello cinese, dove è molto complicato entrare se non si è nelle condizioni di aprire società nei rispettivi territori e con un capitale disponibile limitato.

Infine, non si può sottovalutare la possibilità di seguire l’andamento di un indice e seguirlo per intero. Ciò non potrebbe avvenire in assenza di un diretto accesso agli ordini di borsa e con il proprio capitale.

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ETF: a distribuzione o ad accumulazione?

In base alla politica di distribuzione di dividendi o cedole, è possibile distinguere gli ETF in due categorie differenti: quelli a distribuzione e quelli ad accumulazione.

Nel caso degli ETF ad accumulazione, vengono reinvestiti in modo automatico, invece di essere attribuiti al titolare del fondo, tutti i guadagni che provengono dai titoli sottostanti che sono stati comprati, a prescindere dal fatto che si tratti di obbligazioni o di azioni. Così, è possibile trarre vantaggio dall’interesse composto, che si traduce in una crescita del capitale più elevata.

Inoltre, si rinvia la tassazione al momento in cui si disinveste. Un esempio pratico può servire per capire meglio il contesto. Ipotizzando di acquistare un ETF ad accumulazione per 10 anni, nel corso del decennio non si deve pagare l’imposta sui rendimenti, proprio perché non si ricevono dividendi né cedole. Insomma, non ci si deve preoccupare di niente.

Non è detto che gli ETF ad accumulazione siano meglio di quelli a distribuzione o viceversa. In genere, gli ETF a distribuzione vengono scelti quando si è interessati a percepire delle rendite; essi sono consigliati in presenza di capitali più consistenti. Gli ETF ad accumulazione, invece, sono da privilegiare soprattutto se si mira a un aumento del capitale.

La caratteristica peculiare degli ETF a distribuzione consiste proprio nella distribuzione di dividendi o cedole, che avvien periodicamente: una volta al mese, una volta ogni tre mesi, una volta ogni sei mesi o una volta all’anno. Pertanto, se si acquista un ETF a distribuzione ci si può assicurare una rendita proveniente dal proprio investimento.

Ovviamente il guadagno in questione, quando la cifra viene erogata, è sottoposto all’imposta sulle rendite finanziarie.

Che cosa sono gli ETF strutturati

Una particolare categoria di ETF va individuata negli ETF strutturati, che si presentano come strumenti specifici organizzati a leva: vuol dire, in sostanza, che consentono di beneficiare di una moltiplicazione dell’andamento dell’indice, con copertura a margine. Ci sono diverse tipologie di ETF strutturati, e gli obiettivi che si possono raggiungere sono molteplici.

È possibile, per esempio, neutralizzare i rischi emittente qualora si punti su ETF strutturati che si negoziano su mercati regolamentati e strutturati. Un’altra opportunità è quella di usufruire di investimenti in strategia passiva a leva: si tratta, cioè, di ricorrere a uno strumento più aggressivo sul mercato.

Grazie agli ETF strutturati, infine, gli investimenti si possono rivelare meno onerosi dal punto di vista economico. In pratica si può godere del vantaggio di un investimento notevole per poi sfruttare la leva in modo che l’indice possa essere moltiplicato. Così, ci si espone per cifre decisamente più basse alle somme degli strumenti senza leva e degli ETF.

Gli ETF strutturati, in ogni caso, sono degli strumenti ad alto rischio. È vero che risultano attraenti per tutti coloro che desiderano ottenere un guadagno più elevato, e magari in tempi più rapidi, ma è altrettanto vero che devono essere maneggiati con la massima attenzione. Per farvi riferimento, dunque, è indispensabile essere in possesso di una competenza specifica relativa alle variabili macro-economiche e finanziarie.

Gli investitori cassettisti che si concentrano sul lungo termine non trovano vantaggio nello scegliere gli ETF strutturati, che invece sono privilegiati da chi desidera guadagnare molto sul breve periodo, sulla base di una strategia da trader.

Gli ETF a gestione attiva

Come si è detto, gli ETF sono stati concepiti come risorse per l’investimento e il risparmio collettivo gestito sulla base di una gestione passiva. Va segnalato, però, che nel corso dei tempi più recenti sono state introdotte delle modalità inedite grazie a cui sono nati strumenti diversi da quelli delle origini, anche se annoverati a loro volta nella categoria degli ETF.

Questi fondi non vengono gestiti in maniera attiva al 100%. La loro peculiarità consiste nel fatto che i loro indici di riferimento sono rappresentati da variabili aggiuntive, relative per esempio allo stato economico, alla capitalizzazione in borsa delle società o altri elementi in grado di modificare il valore delle società quotate.

Questi strumenti seguono gli indici, anche se non comuni, e si differenziano dai tradizionali fondi di investimento perché non prevedono una gestione attiva autentica. In sostanza, più che di ETF a gestione attiva sarebbe corretto parlare di ETF a gestione passiva il cui valore si fonda su un indice di valori differente rispetto alla cifra borsistica.

I difetti degli ETF

Uno dei motivi del successo degli ETF va identificato senza dubbio nei costi di gestione decisamente inferiori a quelli dei fondi gestiti attivi e tradizionali. Nel corso degli ultimi tempi in questo settore è andata in scena una sfida tra gli emittenti in seguito alla quale le commissioni attribuite ai gestori di tale categoria di fondi sono scese ancora di più.

Si può affermare, pertanto, che i costi sono tendenzialmente contenuti, anche se è ovvio che nel campo delle obbligazioni, così come in tutti gli altri settori a bassa redditività, è fondamentale prestare la massima attenzione perché un semplice 0.1% annuo può essere molto importante. Tutto dipende, comunque, dall’uso che si intende fare degli ETF.

Essi dovrebbero essere considerati come uno strumento da sfruttare per eseguire investimenti a basso costo diversificati, eventualmente con capitale limitato. È chiaro, però, che occorre capire che cosa si acquista. In mancanza di una asset allocation appropriata, si può correre il pericolo di dare vita a un portafoglio eccessivamente rischioso, che sul breve o sul medio termine potrebbe generare delle perdite impreviste.

Questo è il motivo per il quale riferirsi agli investimenti in ETF e basta significa trattare il tema in modo troppo generico.

Dove si acquistano i fondi passivi

ETFplus è, per il nostro Paese, il mercato regolamentato di riferimento in cui vengono negoziati gli ETF. Esso consente l’accesso agli operatori registrati ed è gestito da Borsa Italiana. Per accedere agli ETF è sufficiente disporre di un conto corrente con un deposito titoli abilitato o ancora meglio aprire un conto di trading a zero spese come quello offerto da eToro (clicca qui). Così, si può entrare in contatto non solo con gli ETF italiani, ma anche su quelli di altre borse internazionali.

etf etoro vanguardÈ auspicabile differenziare il conto tradizionale dal conto per gli investimenti: insomma, è meglio avere un conto ad hoc per investire. Per quel che riguarda lo svolgimento delle negoziazioni sul mercato, esse vengono effettuate nello stesso modo in cui si verificano quelle per le obbligazioni o per le azioni, con la quotazione che cambia di giorno in giorno.

Al pari dei fondi comuni, anche gli ETF sono suddivisi in quote, e il loro valore vari a seconda dell’andamento del mercato di riferimento. Il Codice ISIN è la denominazione tecnica degli ETF: dopo che è stato selezionato il titolo che si ha intenzione di acquistare, per effettuare la ricerca nel conto basta digitare il relativo Codice ISIN.

Ma che cosa si deve fare per scegliere un ETF?

  • Per prima cosa occorre identificare l’indice o il settore su cui investire

  • In seguito si cercano gli ETF esistenti

  • Si mettono a confronto gli ETF

  • Si sceglie l’ETF e si usa il Codice ISIN per cercarlo nel conto.

Come investire negli ETF

Quasi tutti gli investitori utilizzano il proprio conto per comprare ETF online. Gli ETF possono essere acquistati online attraverso una piattaforma abilitata al trading online o per mezzo del deposito titoli. Si tratta di due soluzioni piuttosto simili tra di loro. Acquista subito gli ETF con la piattaforma eToro.

Ciò che cambia è che la piattaforma non è altro che uno strumento grazie a cui si può accedere ai mercati finanziari non essendo costretti ad aprire un conto corrente; il portafoglio titoli, invece, nella maggior parte dei casi è associato a un conto in banca.

Si possono comprare gli ETF in banca?

Gli ETF in linea teorica possono essere acquistati in banca. Tuttavia dal punto di vista pratico la situazione è un po’ diversa, nel senso che i consulenti bancari tendono a non raccomandare l’acquisto. Le banche, infatti, preferiscono vendere i propri fondi attivi, e quindi non promuovo gli ETF per evitare di penalizzare il proprio prodotto.

Ciò non toglie che, operando tramite l’home banking, sia comunque possibile acquistare ETF online attraverso il proprio portafoglio titoli.

Qual è la cifra minima da investire

Il prezzo degli ETF cambia in funzione dello strumento per cui si opta, ed è per questo che non c’è un investimento minimo suggerito. È possibile comprare più di un migliaio di ETF solo su Borsa Italiana, e questo dà l’idea del motivo per cui non è molto sensato fare riferimento a un massimo o a un minimo.

C’è da tener presente, ad ogni modo, che le piattaforme abilitate al trading in genere prevedono una soglia minima di deposito piuttosto bassa, compresa tra i 100 e i 200 euro: il che è raccomandato per i piccoli investimenti. Inizia subito a investire sugli ETF, grazie alla piattaforma eToro.

In effetti, nel caso in cui non si sia aperto un conto ci si potrebbe imbattere in qualche limite, dal momento che in alcune circostanze il deposito titoli prevede, soprattutto con le banche classiche, delle spese di apertura. Insomma, non è una mossa intelligente aprire un deposito titoli per un investimento di poche centinaia di euro. Si dovrebbe puntare su tale soluzione, invece, quando si ha a che fare con un capitale di entità media, non inferiore ai 10mila euro.

Come trovare gli ETF a basso costo

In media il costo annuo degli ETF – definito con la denominazione TER – è piuttosto contenuto. Per capire quanto si guadagna, invece, occorre approfondire il discorso, visto che quella degli ETF è una categoria piuttosto ampia: c’è da tener presente, tra l’altro, che una variabile importante da questo punto di vista è il mercato in cui si sceglie di investire.

Le materie prime di solito sono i mercati più rischiosi: di conseguenza dovrebbero essere prese in considerazione unicamente dagli investitori che hanno una propensione al rischio piuttosto elevata. I meno rischiosi, invece, sono gli indici obbligazionari: come è facile intuire, non consentono di guadagnare tantissimo, ma le entrate sono comunque costanti.

etf materie primeInfine ci sono gli indici borsistici, i cui rendimenti sono più elevati rispetto a quelli degli indici obbligazionari, anche se sono più rischiosi. Tra le società più importanti che creano ETF, meritano di essere conosciute:

  • Xtrackers

  • Vanguard

  • iShares

  • Lyxor

Perché investire in ETF

Concentrarsi su un investimento in ETF conviene nel caso in cui si desideri puntare su uno strumento gestito che garantisca un investimento differenziato e ben assortito (senza dimenticare che si tratta di una gestione passiva). Ovviamente tutto dipende dalla capacità di scegliere gli ETF giusti: la decisione in merito deve essere presa in funzione del rischio che si è disposti ad affrontare, ma anche a seconda di ciò che si attende da questo investimento.

Non bisogna pensare, dunque, che gli ETF siano una scorciatoia per fare soldi facili.

Guida alla definizione di un portafoglio ETF

Tra i fattori su cui ci si deve basare per la costruzione di un portafoglio ETF c’è di sicuro la propria propensione al rischio: si tratta di capire, in buona sostanza, quanto si è pronti a rischiare pur di ottenere il rendimento più elevato possibile.

Come ben sa chiunque investe, maggiore è il rischio e più elevato è il guadagno potenziale: si tratta di una regola di base della finanza che rappresenta il presupposto di qualsiasi decisione. In sintesi, il portafoglio di ETF va composto in funzione del rischio che si è propensi ad affrontare: rischio che consiste, ovviamente, nel perdere il capitale che si è scelto di investire, o almeno una sua parte.

Quali sono gli ETF a basso rischio

Nella categoria degli ETF a rischio basso ci sono i titoli obbligazionari dei Paesi sviluppati. Si tratta di strumenti di investimento alquanto affidabili. Le obbligazioni non sono altro che titoli di debito che le aziende o – come in questo caso – gli Stati emettono allo scopo di finanziare i propri investimenti o la spesa corrente. L’interessa è tanto più basso quanto il soggetto emittente è affidabile.

Il livello di affidabilità è direttamente proporzionale alla probabilità che il denaro che è stato preso in prestito venga restituito. Gli ETF che detengono in paniere le obbligazioni dei Paesi sviluppati, pertanto, sono i più raccomandati per gli utenti con un profilo di rischio basso, anche se i loro rendimenti saranno a loro volta modesti.

etf obbligazionariNel caso in cui si intenda innalzare un po’ la soglia di rischio, invece, ci si può orientare verso le obbligazioni corporate con un buon rating. Si tratta di obbligazioni ampiamente regolamentate dai mercati; anche in questo caso la loro affidabilità è correlata al livello di affidabilità che viene garantito da chi le emette.

Le obbligazioni corporate, infatti, sono emesse dalle aziende, e non dagli Stati.

Quali sono gli ETF ad alto rischio

Chi desidera rendimenti più consistenti, d’altro canto, non si può accontentare dei titoli obbligazionari aziendali. Conviene fare riferimento, invece, al mercato azionario dei Paesi sviluppati, in grado di assicurare rendimenti davvero convincenti in periodi di tempo non troppo ristretti.

Le azioni, però, sono strumenti da maneggiare con cura, e in quanto titoli si caratterizzano per un rischio abbastanza elevato. Pertanto se si prende la decisione di investire in azioni, anche attraverso gli ETF, si deve essere consapevoli del fatto che ci si troverà a far fronte ad andamenti poco costanti. Proprio tali oscillazioni, però, sono quelle che permettono di avere rendimenti importanti.

etf azionariInfine, vale la pena di prendere in considerazione gli ETF di panieri di titoli e beni dei Paesi emergenti. Si tratta di investimenti alquanto rischiosi per diversi ordini di ragioni. Per esempio i titoli dei Paesi in questione, per ciò che concerne le azioni, sono “enigmatici” perché denominati in valuta locale: questo vuol dire che c’è sempre da pensare al cambio contro l’euro, che è un’incognita.

Inoltre si parla di Paesi i cui mercati sono più esposti a crolli imprevisti, in virtù di una capitalizzazione più bassa. Altri potenziali pericoli sono rappresentati dalle crisi e, soprattutto, dalle manipolazioni che possono essere compiute dai grandi fondi o dai grandi investitori.

Per quanto riguarda gli ETF sulle materie prime, il rischio è ancora più alto, al di là della tipologia di materia prima che si sceglie di mettere in portafoglio:

Con le materie prime, infatti, ci si espone a rischi consistenti, poiché questi asset tendono ad andare incontro a notevoli variazioni di prezzo. In più nella maggior parte dei casi quelli sulle materie prime sono ETF strutturati, il che vuol dire che è possibile moltiplicare l’andamento degli asset di riferimento.

Come fare per costruire un portafoglio ETF efficace

Per selezionare gli asset bisogna prendere in considerazione i costi. Ciascun ETF, in effetti, si caratterizza per un costo specifico, indicato in percentuale sull’investimento totale. Sul medio e sul lungo termine, pochi centesimi di punto percentuale sono sufficienti per determinare il buono o il cattivo esito di un investimento.

Gli ETF vengono scambiati in mercati regolamentati; tuttavia in mancanza di un volume di scambio sufficiente, può risultare complicato riuscire a vendere quando si ha la necessità di farlo. Questo è il motivo per cui uno degli aspetti da valutare per la creazione di un portafoglio è la liquidità.

Per ridurre al minimo i rischi, poi, bisogna partire dalla storia pregressa, dalla situazione economica mondiale e dagli obiettivi che ci si propone di raggiungere.

I costi dei fondi comuni

Comprendere quanto costa un investimento è il primo passo che si deve compiere per riuscire a misurare il futuro rendimento in modo più efficace, ovviamente partendo da presupposto che tutti gli investimenti hanno un costo. Il rendimento si calcola sul netto investito: di conseguenza se su 10mila euro che si investono si ha un costo pari al 3% annuo, si chiuderebbe in perdita anche se ci fosse un guadagno del 3% (infatti sarebbe non su 10mila euro, ma su 9.700 euro).

I fondi più tranquilli, e cioè con un profilo di rischio molto basso, possono dare origine a un guadagno negativo. I fondi che tentano di essere più performanti, d’altra parte, per raggiungere l’obiettivo devono investire in strumenti che impongono un rischio maggiore.

Gli investitori, insomma, sembrano avere tutto da perdere con i fondi a gestione attiva, proprio perché questa ha un costo. La gestione attiva comporta il lavoro di una società che è deputata a investire il denaro. La rete commerciale, a sua volta, deve ottenere un guadagno.

Con un investimento in ETF, tutti e due questi inconvenienti sono destinati a venir meno: i costi si riducono perché si opera solo online, e tutto ciò di cui si ha bisogno è rappresentato da un conto con deposito titoli. Le sole spese da affrontare possono essere quelle necessarie per ricorrere alla consulenza di un esperto indipendente e professionale.

FAQ

Cosa è un ETF?

Un ETF è un fondo a gestione passiva. Si differenzia da un fondo comune a gestione attiva perché non si ha a che fare con gestori che puntano sui titoli considerati migliori. Al contrario, si verifica solamente una perfetta riproduzione di ciò che succede su un certo mercato. Di conseguenza, non servono strumenti di analisi avanzata e chi acquista tale strumento non si deve preoccupare di gestire il patrimonio.

Perché investire in ETF?

Investire in ETF vuol dire avere la possibilità di intervenire al 100% su in indice, ma soprattutto investire su mercati a cui non si potrebbe accedere con strumenti differenti. Specialmente per gli ETF che si fondano su indici di borsa, poi, si può godere di una differenziazione interessante. Rispetto ai fondi a gestione attiva, gli ETF sono molto più trasparenti, perché permettono di sapere dove e come vengono investiti i soldi, e si caratterizzano per costi di gestione più bassi.

Il 74-89 % dei conti degli investitori al dettaglio subisce perdite monetarie in seguito a negoziazione in CFD. Valuti se comprende il funzionamento dei CFD e se può permettersi di correre questo alto rischio di perdere il Suo denaro