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Lezione 3 di 12 00:04:11

Come si pagano le tasse sugli ETF?

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Momenti chiave

00:01:12 ETF non armonizzati
00:01:48 Regime dichiarativo
00:02:34 Regime amministrato
00:03:25 Imposta di bollo
Redazione Tradingonline.it Pubblicato: Aggiornamento del testo: Metodo e fonti

In questa lezione

Parliamo della fiscalità degli ETF armonizzati e non armonizzati, facendo un approfondimento sul regime dichiarativo, amministrato e sull'imposta di bollo.

Nota sul video: la lezione è stata registrata in precedenza. Le precisazioni del testo su aliquote e compensazione vanno lette insieme al video; la data di aggiornamento non indica una nuova registrazione.

Per una persona fisica residente in Italia che investe fuori dall’attività d’impresa, il trattamento dipende dal tipo di fondo e di provento. L’aliquota ordinaria del 26% e quella agevolata del 12,5% non distinguono semplicemente ETF azionari ed ETF obbligazionari: il beneficio riguarda la componente in titoli pubblici qualificati. Un ETF obbligazionario non è quindi automaticamente tassato interamente al 12,5%. Approfondimento di Borsa Italiana sulle aliquote.

Gli Etf ad accumulo, invece, sono tutti quegli Etf che vanno ad accumulare i proventi e quindi non presentano la richiesta di imposta o tassazione per i dividendi o le cedole reinvestite. Quindi, da questo punto di vista avremo un maggior beneficio per quanto riguarda lo strumento derivante da quello che è l’effetto compounding, quindi dall’accumulo dei dividendi e praticamente dai reinvestimento degli interessi, quindi avremo degli interessi composti.

ETF non armonizzati

Per adesso abbiamo parlato di Etf armonizzati. Adesso entriamo invece nel discorso degli Etf non armonizzati, quindi quelli che non seguono la normativa europea. Non si possono applicare automaticamente le stesse regole a qualsiasi fondo estero: contano sede, caratteristiche del fondo e vigilanza del gestore.

La differenza invece sostanziale è quella del regime. Per gli OICR esteri esclusi dal trattamento previsto dall’articolo 10-ter, commi 1 e 2, della legge 77/1983, i proventi possono concorrere al reddito complessivo soggetto a IRPEF. La sola etichetta “non armonizzato” non basta a determinare il trattamento. Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Qui adesso facciamo un attimo chiarezza sul discorso dei regimi.

Regime dichiarativo

Il regime dichiarativo è il regime nel quale gli investitori percepiscono il rendimento al lordo delle imposte, che dovranno poi successivamente dichiarare in sede di elaborazione dei redditi. Questa situazione è presente normalmente con i broker esteri. Quindi non sarà il broker che si erge a sostituto d’imposta e quindi pagherà le imposte per conto del trader. Sarà il trader stesso, quindi l’operatore, che dovrà andare a farsi fare le contabili di tutte le operazioni che sono state svolte durante un determinato arco temporale e poi presentarlo nella dichiarazione dei redditi per poi pagare successivamente le imposte. Quindi il regime dichiarativo funziona in questo modo.

Regime amministrato

Nel regime amministrato l’intermediario effettua gli adempimenti previsti per il conto. Questo non rende automaticamente compensabili tutti i guadagni e tutte le perdite: i proventi degli ETF sono redditi di capitale, mentre le minusvalenze appartengono ai redditi diversi. Non usare quindi le minusvalenze pregresse per abbattere indistintamente i proventi degli ETF. Inquadramento fiscale degli ETF su FiscoOggi.

Imposta di bollo

Infine notiamo che gli ETF sono inoltre soggetti a imposta di bollo che è pari allo 0,20% annuo, che è da considerare tra i vari costi applicabili a questi strumenti e quindi alla vostra operatività.

Adesso che abbiamo visto la fiscalità degli ETF possiamo passare a quella degli ETC e degli ETN che non essendo i ECR, quindi fondi comuni di investimento, sono equiparabili alle azioni per quanto riguarda regime fiscale, quindi le plusvalenze e le minusvalenze degli ETC e degli ETN sono compensabili con quelli di altri tipologie di strumenti similari in quanto redditi diversi, quindi sono compensabili con azioni, obbligazioni, certificati, derivati e queste compensazione sono valide per i quattro anni successivi.

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